Storia e origini della Pinsa romana
Da qualche anno sulle nostre tavole, vicino alla pizza troviamo la “pinsa”.
La leggenda narra che la pinsa abbia origini antiche che riportano direttamente ai fasti dell’antica Roma dove era un piatto di recupero per le famiglie contadine. Infatti, venivano usate farine di miglio, orzo o altri cereali grezzi, che non potevano essere venduti, per creare un impasto leggero e croccante, da cuocere sul fuoco.
Si pensa che il nome “pinsa” derivi dal latino “pinsère”, che vuol dire allungare, una caratteristica della lavorazione dell’impasto, schiacciato e “allungato” per poi essere infornato. Era utilizzata al posto del pane per accompagnare carne o sughi. Ne parla anche Virgilio nell’Eneide quando scrive: “Enea, stanco per il lungo viaggio, arrivato sulle coste laziali dalla fame mangiò anche la propria mensa” ovvero delle focacce dalla forma allungata su cui veniva posto altro cibo, queste potrebbero essere le prime pinse romane.
Pinsa Romana ufficialmente inserita nell’elenco dei PAT del Lazio
La pinsa, come la conosciamo oggi, in realtà è un’invenzione del pizzaiolo Corrado Di Marco, che nel 2001 registrò il marchio “Pinsa Romana”. Fu lui che, in un piccolo laboratorio alle porte di Roma, unendo competenze tecniche, cultura della panificazione e spirito innovativo, diede vita a un impasto completamente nuovo, leggero, digeribile, fragrante che in pochi anni conquistò sia gli chef sia i consumatori.
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Oggi, a oltre vent’anni dalla sua invenzione, il Ministero delle Politiche Agricole riconosce ufficialmente questo prodotto come espressione del patrimonio culturale e gastronomico italiano, includendolo tra i PAT del Lazio. La Pinsa Romana non è solo un prodotto: è un’invenzione. È il simbolo di come il sapere artigianale possa incontrare l’innovazione, generando eccellenza.


Questo traguardo riafferma l’impegno costante dell’azienda verso l’eccellenza, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare del Paese, in dialogo con l’innovazione e la sostenibilità.
“L’ingresso della Pinsa Romana tra i PAT non è per noi un punto di arrivo, ma una nuova partenza, che ci spinge a continuare a custodire con orgoglio l’identità di un prodotto che è, oggi più che mai, simbolo di tradizione, creatività e italianità” ha dichiarato Alberto Di Marco, AD dell’azienda “Questo riconoscimento è motivo di profondo orgoglio e insieme un tributo indelebile alla visione pionieristica di Corrado Di Marco, alla sua capacità di reinterpretare la tradizione creando un prodotto autenticamente nuovo tutto italiano. ”
Le caratteristiche di una buona pinsa
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Le caratteristiche di una pinsa romana sono poche e semplici. Affinché l’impasto sia friabile e leggero è importante sia il giusto mix di farine sia l’alta percentuale di acqua. L’impasto deve risultare morbido, facile da stendere e la forma deve essere allungata. La cottura in forno a legna non deve essere troppo lunga, ma la pinsa deve risultare croccante. Infine, ultimo ma non ultimo, è la scelta degli ingredienti per condirla e renderla unica: verdure, formaggi e salumi.
Differenza tra pinsa e pizza
La pinsa romana è una specialità originaria del Lazio, più precisamente della tradizione romana, molto simile, in apparenza, alla pizza bianca, ma con precise differenze. Rispetto alla pizza la pinsa ha una base più leggera e fragrante, grazie all’utilizzo di un mix di farine (frumento, riso e soia), ha un lungo tempo di lievitazione e soprattutto ha una maggiore quantità d’acqua. Questa caratteristica la rende perfetta per accogliere condimenti di ogni tipo, dai più semplici ai più ricchi e per creare preparazioni gourmet.
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Riassumendo le principali differenze da pinsa romana e pizza sono: la forma allungata e non rotonda; il tipo di farineutilizzate per l’impasto, l’alta percentuale di acqua, circa l’80%, e l’uso del lievito madre in quantità inferiore rispetto a quello usato per la pizza. Questo la rende davvero speciale, morbida al centro e croccante e friabile attorno. Il risultato è un piatto altamente digeribile, anche grazie alla lunghissima lievitazione e al contenuto ridotto di lievito madre. Una pinsa ha un apporto calorico di circa 230 calorie per 100 grammi, contro i 306 della pizza bianca.

Pinsa Romana secondo Di Marco
720 gr di farina per Pinsa Di Marco
My Asia
3 g lievito di birra fresco
500 g acqua
15 g sale
10 g olio extra vergine d’oliva
Procedimento
Inserire la farina nell’impastatrice e aggiungere il lievito sbriciolato. Versare poco per volta metà acqua fredda e cominciare a impastare. Si può anche lavorare l’impasto a mano, ma occorrerà solo un po’ più di tempo. Aggiungere olio e sale e poi il resto dell’acqua e proseguire a impastare per circa una ventina di minuti, finché l’impasto non sarà ben legato.
Togliere dalla ciotola l’impasto aiutandosi con poca farina se attacca: per la stesura si può utilizzare lo spolvero di riso termotrattato di Di Marco, che asciuga e rende lavorabili anche impasti estremamente idratati come quello della Pinsa romana, oltre a donare croccantezza.
Metterlo in una ciotola, coprire con pellicola trasparente e lasciare lievitare in frigo per almeno 24 ore o anche di più. Trasferire l’impasto lievitato in una teglia infarinata: dividere in 4 panetti, coprire il tutto con un panno e procedere a far lievitare per almeno 3 ore circa. Per la stesura della pinsa romana, procedere manualmente, facendo lievi pinsature. Farcire la pinsa come più si preferisce. Infornare e far cuocere a 200 gradi per circa 20 minuti.
La Cipolla Rossa di Breme
Ora la Pinsa romana è pronta, non resta che condirla!
Come condimento sono ottimi gli abbinamenti con pomodoro e verdure, ma anche con prosciutto, mozzarella e altri prodotti freschi che si usano anche per le pizze tradizionali, in grado di dare un tocco in più al piatto.












