(di Riccardo Isola e Francesca Negri)

Il problema, per chi ama concedersi un calice di vino o di spirits, non è certo il Dry January. La questione, piuttosto, sta nella comunicazione delle novità introdotte dal Codice della strada. “In un contesto di regole sempre più stringenti sul consumo di alcol alla guida, introdotte dal nuovo Codice della strada…”, frase che da dicembre 2024 a oggi si legge o si sente ricordare sempre più spesso. Una dichiarazione che in estrema sintesi, però, se non falsa non rispecchia in modo veritiero la realtà, perché il nuovo Codice della strada varato dal Governo poco prima di Natale, infatti, inasprisce le sanzioni, in tema di guida in stato di ebrezza, ma non tocca i limiti delle rilevazioni dalle quali partono. Il limite era 0,5 grammi litro e 0,5 grammi litro è rimasto. Questo è il dato di fatto. Inequivocabile e incontrovertibile.

Poi c’è la percezione, la paura, la non conoscenza o consapevolezza di quello che il testo della legge dice e dispone. Ed è qui che l’onda lunga della disinformazione crea il vero danno. L’Italia è una tavola imbandita da Nord a Sud. Che sia provincia o che si vada in grandi cucine urbane, il mangiare e il bere made in Italy è uno dei vanti e dei must imprescindibili. Sia per gli autoctoni sia per i turisti. Oggi però qualcosa sembra si sia inceppato. La paura di essere beccati fuori scala, per chi è abituato a frequentare ristoranti, osterie, locande o qualsiasi altro locale che fornisca mescita di alcol, sembra stia iniziando a creare una fobia collettiva verso uno dei beni e dei valori dell’agroalimentare italico quale è il vino. Ma anche qui ci sono dei distinguo e delle precisazioni da fare. Perché se è vero che alcuni ristoratori e osti confermano di notare «cambiamenti nell’uso e nell’accompagnamento del bere ai tavoli” con una richiesta, per esempio, più di calici rispetto alle bottiglie, dall’altro ci sono alcuni grandi nomi della distribuzione di vino e spirits italiani che fotografano un’«immutata performance di ordinazioni e vendite rispetto al recentissimo passato». Poi c’è anche chi, però, sottolinea che «adesso è troppo presto per fare un bilancio». Questo, in primis, perché i controlli non sembra siano cresciuti in maniera elevata, almeno non in tutto lo Stivale.

Tra chi non vede grandi cambiamenti c’è, per esempio, Pietro Pellegrini. Per il presidente e direttore commerciale della Pellegrini Spa: «Sulla questione delle limitazioni del tasso alcolemico conforme alla guida non è cambiato nulla. Non solo è necessario ma è fondamentale dirlo con chiarezza. Da qui poi ci si aggiunga anche una sorta di sensazionalismo o terrorismo informativo e la frittata è fatta. Almeno nell’ambito della percezione del consumatore». Questo però sembra per ora «non aver inficiato sulle performance di vendita in questo primo periodo di entrata in vigore del nuovo codice della strada. Anche perché – prosegue – a quanto si vede non sembra che i controlli siano esponenzialmente cresciuti». Alla luce di questo «in estrema sincerità credo che quello che è cambiato, ma non da quando è stato adottato il nuovo Codice, era una situazione già in essere prima, è il gusto e sono le abitudini del bere al ristorante o comunque fuori casa. Credo – chiude Pellegrini – che basterà un po’ di tempo perché questo ‘fuoco di paglia’ si ridimensioni visto che se ne sta parlando troppo e male creando non informazione, ma inutile allarmismo». Più o meno simile anche il commento di Marcello Meregalli, Ceo dell’omonimo gruppo: «Sulle vendite di dicembre e gennaio non vediamo contrazioni rispetto al medesimo arco di tempo degli anni precedenti. Visto che copriamo una clientela che spazia dalla pizzeria al ristorante pluristellato il nostro osservatorio non dimostra che questa psicosi stia avendo risvolti così impattanti in senso negativo». Sempre per il distributore monzese c’è però da evidenziare come «se uno Stato legittimamente legifera su un ambito deve però parallelamente avere la consapevolezza che le conseguenze richiedono soluzioni compensative. Un esempio è quello della mobilità. In Italia, nelle grandi città come nella provincia, la questione dei taxi, per non parlare del trasporto pubblico o più recentemente Uber e strumenti simili, sono imbarazzanti. In Europa non è così. Limiti e restrizioni per la guida sono anche e forse più stringenti, ma le alternative strutturali ci sono, da noi ancora latitano. Si faccia qualcosa anche e soprattutto in tal senso. Solo vietare, limitare ma senza dare alternative non basta».

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Anche Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, altro player nazionale della distribuzione di vini e spirits, non rileva al momento contrazioni legate alle sanzioni stradali: «Il calo di vendite e consumi legato all’entrata in vigore del nuovo codice della strada è un trend che non stiamo registrando. Il momento di sofferenza di alcune referenze quali Champagne e grandi vini rossi è già in atto da tempo ed è dovuto per i primi a prezzi considerati oggi troppo elevati e, per i secondi, a un cambiamento delle abitudini dei consumatori che prediligono per i loro momenti di convivialità vini meno corposi e meno alcolici a scapito di alcune tipologie molto richieste e in auge fino a pochi anni fa».

Un cambiamento, invece, lo registra Compagnia del Vino: «Durante le feste di fine anno, abbiamo osservato un calo dei consumi compreso tra il 10 e il 15%, una tendenza che si è aggravata ulteriormente nelle prime settimane di gennaio 2025 – afferma Antonio Guerra, direttore commerciale dell’azienda di distribuzione che nel suo portfolio annovera nomi come Pol Roger, Hugel e Biserno  –. Un trend sicuramente segnato anche dalle nuove disposizioni sul consumo di alcool e codice della strada. Gli abitanti dei piccoli centri risultano essere i più penalizzati, non disponendo di mezzi di trasporto (taxi, mezzi pubblici) con frequenze o costi tali da costituire un’alternativa alla propria auto. Nelle province più piccole, la contrazione dei consumi ha raggiunto picchi del 25-30%. Anche nelle località sciistiche, che durante le festività natalizie hanno registrato il tutto esaurito sia per gli hotel sia per i ristoranti, si segnalano perdite tra il 15 e il 20% nel consumo di vino. In particolare, si riduce il numero di bottiglie aperte ai tavoli da due persone, sempre più spesso sostituite da singoli calici. Va ricordato, comunque, che gennaio non è mai il mese migliore per fare previsioni».

Insomma, la psicosi sanzioni penalizza la provincia e la cena di coppia.

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IL PUNTO DI VISTA DEI RISTORATORI

Un’altra faccia del medesimo ambito, quello che mette in questo caso in tavola la bottiglia, quindi ristoranti, osterie, trattorie e locande, pur vivendo la situazione con incertezza la questione la vede in modo differenziato e non sempre omogenea. Nel cuore della provincia italica, a Faenza, La Baita, osteria che da anni è l’unica a ricevere il riconoscimento delle Tre bottiglie dalla guida Slow Food in Emilia-Romagna, un piccolo calo sulla vendita di vino lo ha avuto. Fabio Olmeti titolare del locale conferma come «i clienti hanno cambiato un po’ l’atteggiamento dell’accompagnamento. Prediligono il calice alla bottiglia, per esempio». Fotografia confermata anche da diversi studi e inchieste giornalistiche che affermano come negli ultimi sei/sette anni in Italia e in Europa si beva comunque meno e aumentino le consumazioni al calice. Alla luce di questo, quali possono essere alternative o escamotage da adottare? È sempre l’oste romagnolo a riferirlo: «Premesso che nel locale non serviremo mai i cosiddetti vini dealcolati, non sarà questa la risposta effettiva al calo dei consumi di vino, quello che stiamo pensando di fare è l’incentivare la shopper d’asporto. Prendi la bottiglia per cena, non la finisci e allora la porti a casa. Una cosa che già esisteva ma che proveremo a promuoverla ancora di più. Diventa invece molto difficile – aggiunge – per chi opera come noi in provincia e ha clientela che fa diversi chilometri per raggiungerci, poter pensare a servizi di navetta». Sulla possibilità di portarsi a casa la bottiglia acquistata al ristorante recentemente anche Assoenologi ha preso posizione, lanciando l’iniziativa “Portami a casa”. Per voce del suo presidente, Riccardo Cotarella offrire shopper, magari “personalizzata dalle cantine”, a fine cena «è un’iniziativa che può incentivare il consumo moderato e consapevole di vino, senza privare i consumatori del piacere di accompagnare i pasti con un buon calice. Allo stesso tempo, rappresenta anche un’opportunità per i produttori di rafforzare il legame con i consumatori, offrendo un servizio aggiuntivo che valorizza il marchio». In questo modo, per Assoenologi anche i ristoratori e i vari gestori di locali «possono contribuire attivamente alla sicurezza stradale, migliorando l’esperienza complessiva del cliente». Chi sta “attivamente contribuendo” in questo ambito è per esempio l’Hotel Milano Alpen Spa: «Avendo un ristorante interno alla struttura – sottolinea il proprietario, Fabio Iannotta – per noi la questione è molto più semplice da affrontare. Devo comunque dire che sotto le feste e in questo inizio di anno di grandi smottamenti in negativo non li abbiamo registrati. Chi viene al ristorante e vuole degustare le referenze che mettiamo a disposizione in carta, infatti, a fine cena può tranquillamente pernottare nelle stanze che abbiamo in struttura. Una soluzione e possibilità che sicuramente ci avvantaggia rispetto a chi non ha camere». Ma c’è anche un altro servizio messo a disposizione della clientela: «Da qualche tempo – aggiunge Iannotta – abbiamo attivato un servizio transfert, totalmente gratuito, di andata e ritorno, nel raggio di 10 km dall’hotel, per chi vuole pranzare o cenare in totale sicurezza».

Il problema dell’inasprimento delle sanzioni del Codice della strada si riversa in primis sulla provincia più che sulla città, dove la questione può essere risolta prendendo un taxi (se c’è). Ma non è sempre detto, come confermano Cesare Crippa e Simone Lorenzi del ristorante Cece e Simo di Bergamo, che da qualche tempo, ancor prima delle nuove sanzioni, si sono attrezzati anche loro, come Iannotta, per un servizio di pick up per i clienti. E di casi come il loro, di ristoratori che si sono attrezzati con mezzi per il trasporto degli avventori, ce ne sono molti altri, sparsi per tutta Italia. E si registra anche un incremento di vendite di etilometri.  

Tra i professionisti del wine e spirits chi ci tiene a rimarcare come da dicembre «rispetto al passato, dal punto di vista dei limiti, non sia cambiato nulla» è anche Roberto Anesi. Patron del ristorante El Pael di Canazei e Miglior sommelier d’Italia 2017, Anesi sottolinea come «serva un’educazione e una corretta informazione al cliente e sul bere responsabilmente». Per il sommelier, «più che terrorismo quello che stiamo assistendo in questo periodo lo chiamerei sensazionalismo informativo, che produce circoli viziosi negativi lungo tutta la filiera del vino e dell’ospitalità ristorativa. A tavola – rimarca – dopo un pranzo o una cena normale due bicchieri difficilmente portano a essere sopra il limite. Magari, e questo già succedeva prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, si eviti di chiudere il momento conviviale con amari, grappe o liquori a fine pasto mettendosi alla guida». Infine, c’è anche l’iniziativa che viene messa in pratica dal mondo di chi il vino lo produce. Il direttore generale di Tenute del Cerro, Antonio Donato rimarca come da sempre «sosteniamo il bere moderato e responsabile». Per questo i visitatori che fanno visita alle realtà presenti in Toscana e Umbria, precisamente alla Fattoria del Cerro a Montepulciano, Colpetrone a Montefalco, La Poderina a Montalcino, Tenuta di Monterufoli e Tenuta di Montecorona a Umbertide, possono usufruire «degli etilometri, esclusivamente su richiesta degli stessi, dopo aver degustato e assaggiato i vini prodotti in loco. Lo strumento – aggiunge Donato – sarà messo a disposizione anche per i clienti dei ristoranti Antica Chiusina a Villa Grazianella e La Miniera a Monterufoli, attualmente chiusi per una breve pausa invernale». Il tutto perché «la cultura del vino non deve mai essere separata dal rispetto delle norme e dalla responsabilità verso sé stessi e gli altri».

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Quel che è certo è che contro il terrorismo mediatico sarebbe necessario mettere in campo una campagna di comunicazione corale, di settore, che non demonizzi il consumo di vino durante i pasti oppure un cocktail nel dopocena. Basta bere con moderazione, sapere come fare e controllare i propri livelli di alcol con un tester. Informazioni che, però, non sono popolari e rischiano di influire negativamente su un comparto che già deve fare i conti con molte altre questioni, dalle campagne salutistiche alla capacità di spesa.

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I consigli che la nutrizionista Valentina Galiazzo ha dato ai lettori de La Cucina Italiana e che anche fancy magazine ha il piacere di condividere per creare un’informazione corretta e non “terroristica”.

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1.Mai bere a stomaco vuoto

Nemmeno mezzo bicchiere di vino: bere a stomaco vuoto appesantisce moltissimo il fegato, e favorisce un repentino innalzamento del tasso alcolemico nel sangue.

2. Pochi carbiodrati, sì a verdure e proteine

Un pasto ricco di verdure, con carboidrati a basso indice glicemico, proteine e grassi sani, aiuta anche a metabolizzare più velocemente l’alcol, oltre che a ridurre il suo impatto sul fegato.

3. No ai dolci

Se l’obbiettivo è smaltire velocemente l’alcol che avete bevuto durante la cena, i dolci non aiutano. Tutti gli alimenti ricchi di zuccheri semplici come il pane, la pasta, i lievitati e così via, fermentano aumentando rapidamente il tasso alcolemico.

4. Bere acqua (e tisane)

Un trucco furbo? Un sorso di vino e poi un bel sorso d’acqua. E, ovviamente, niente amaro a fine cena.

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5. Camminare dopo aver bevuto

Un altro modo per smaltire l’alcol è l’attività fisica. Basta una camminata di mezz’ora/quaranta minuti dopo il pasto, anche per ingannare l’attesa. Non sempre realizzabile però.

6. La bufala degli integratori

Non c’è niente che faccia abbassare il tasso alcolemico velocemente. Tutte le bevande che promettono di abbassare repentinamente i valori di alcol nel corpo non hanno un effetto diverso dall’acqua, né i probiotici aiutano ad abbassare il tasso alcolemico nel sangue.

7. Fare il test   

Prima di mettervi alla guida, fate l’alcol test. Così tornerete a casa a cuor leggero oppure saprete che dovrete attendere ancora un attimo prima di salire in auto.  

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